Dance if you wanna dance
Certe cose non cambieranno mai. Sono passati tanti anni e non si contano le decine e decine di next big things newrockindieartsynthdanceneoravebritwaverevolution. Però nessuno ce l'ha fatta.
Entri in un negozio di dischi un buio sabato pomeriggio di Novembre solo per dare un'occhiata e ti ritrovi con un artwork che già sai di chi è, che c'e n'erano decine così anni fa prima che quel gruppo iniziasse a fottersi in megalomania e routine, che cercavi a tutti i costi di trovare un significato, una cassetta fusa in un mangianastri, una ragazza attraverso una cornice in B/N. Se ancora avessi dei dubbi c'è un logo che non vedevi stampato così su un disco nuovo dal 1997. Lo prendi, lo giri, e trovi 4 canzoni. Che già hai tutte, che sai a memoria visto che la più giovane ha 11 anni e in tutto quel tempo quante cose sono successe. Forse a cominciare proprio da quei pomeriggi in quel negozio a cercare quelle fottute b-sides su singoli introvabili ripassa-tra-una-settimana. O forse, non è successo proprio nulla, dato che accendi la televisione e passano il video di una di quelle canzoni, con un gruppo che ormai non esiste più, tra le tante altre cose della tua vita, come se gli orologi si fossero fermati.
Però quel sabato pomeriggio ti rendi conto che in realtà è stato tutto vero, ed è giusto e sacrosanto ricordarlo nella sua bellezza, come tutte le altre bellissime e dannate cose che sono successe in quegli 11 anni. Sono finite, ma ci sono state.
E allora ballate se volete ballare, io mi siedo e colgo l'occasione, fratelli.
Lo so, lo so, non aggiorno mai il blog, ma davvero non mi va da quando passo le mie giornate davanti al PC. Sarà anche il periodo, di cose da scrivere (purtroppo) non ce ne sono molte.
Non vedevo l'ora che l'estate finisse quest'anno (gli altri anni non vedevo l'ora che cominciasse), eppure anche adesso non è cambiato tanto. Se non altro non ho più pischelli 17enni in Sundek che mi sfrecciano accanto diretti al litorale mentre io mi reco mesto ed assonnato al lavoro la mattina. E' già qualcosa.
Comunque questa cosa la dovevo proprio dire. E cioè...
MAURO BELLI VIVE!

Aiutatemi.
Bye bye
Dopo una meravigliosa esperienza insieme durata tre anni (2003-2006), gli Stuka Mikasa si sono sciolti. Niente drammi, solo un'evoluzione che è "capitata". Ringraziamo di cuore e abbracciamo idealmente tutti coloro che in questi anni ci hanno sostenuto, sono venuti ai concerti, sono venuti ai soundcheck quattro ore prima dei concerti, ci hanno visto in tv, hanno sfoggiato le nostre spillette...
We Love You,
Danny+Mark+Allie+Fab+Jenny
"It's better to burn out than to fade away"

Beau et bon!
La smettete di andarvene tutti? Già questa città è quello che è, se poi perdiamo i migliori a raffica come facciamo?
Se ne sono andati V.&D., a Ginevra e Milano, lasciandomi con Canio, la signora Nives e le fantastiche leccornie di Cyranò Golosità.
Se n'è andata C., a Perugia/Milano, e nessuno mi offre più un caffè pomeridiano e tortillas cariche di chorizo.
Se n'è andato S. in Austria, ed il malvagio Dottor Piovrone ha perso la sua acerrima nemesi e si è trovato un lavoro da scrivania.
Adesso se ne va anche M., con Mahoney che non sa più dove infiltrarsi.
Questo post è dedicato a tutti voi:
x V.: ma secondo voi, io sono fròcio? non lo sooooo! Piacere Mohan, piacere V.! Il llupo!!
x D.: un pò di frutta? nooo? serio?? organizziamo una fuck fest con il deliiirio, attenzione c'è tensione
x C.: e quella è proprio un estronsa!
x S.: beeeeeeeeeehhhhh!
x M.: il matarazzo della padhòna, quello co le doche e la zamandra! Oh bella regà, bella Pa*****!
In bocca al lupo ragazzi!!! E fatemi figurare delle visite internazionali sul blog!

Punto.
E a capo.
Too High
Stanotte cadono le stelle. Peccato che da qui non le possa vedere, avrei un pò di cose da chiedergli. Qualcuna per me, qualcuna per i miei amici, qualcuna per lei. Per me, che sto qui da solo, per i miei amici, tutti lontani, tutti in vacanza, per lei, chissà dove e con chi.
Perciò se lassù c'è almeno una stella che vuole farsi vedere, se proprio deve cadere, mi cada addosso, almeno la vedo, e forse riuscirei ad esprimerlo, quel maledetto desiderio.
Stanotte cadono le stelle.
Stanotte cadono i desideri.
There was a time when I was lost in myself
You took my hand became my guide
There was a time you needed my help
I guess my ego made me blind
It's not the rain it's not the streetlights
That makes your skin so pale at night
It's your quiet heart and your silence
As your teardrops stain my sheets
Let's take a trip through the wires
Your dream is gone you are free
Stay free
There was a time I had your life in my hands
And you had life left in your eyes
There was a time I got your hiding inside
From something shining through the blinds
It's not the shadows by the red lights
That makes my skin crawl late at night
It's your quiet heart and your silence
As your teardrops stain my sheets
Let's take a trip through the wires
Your dream is gone you are free
It's not the rain it's not the streetlights
That makes your skin so pale at night
It's your quiet heart and your silence
As your teardrops stain my sheets
Let's take a trip through the wires
Your dream is gone you are free
It's your quiet heart and your silence
As your teardrops stain my sheets
Let's take a trip through the wires
Our love is dead, you are free
I know I can, I know I can
I know I can, I know I can
I know I can, I know I can
I know I can, I know I can
I doesn't mean that I don't love you
One more try with me above you
It's got nothing to do with anything I had to drink
It's more to do with the way I think
Leave the lights on!
Leave the lights on!
Leave the lights on for me
Leave the lights on!
Leave the lights on!
Leave the lights on for me
I know I can, I know I can
I know I can, I know I can
I know I can, I know I can
I know I can, I know I can
I know I can, I know I can
I know I can, I know I can
I know I can, I know I can
I know I can, I know I can
I'm sorry, I'm so sorry
Can I get you a cup of coffee?
Don't tell your friends!
Don't tell your friends!
I promise, it won't
Ever happen again
Leave the lights on!
Leave the lights on!
Leave the lights on for me
It's frustrating for you
Well, it's frustrating for me
You're lying there
And you're beautiful
You're beautiful
And of course I want to
Why wouldn't I
I doesn't mean I don't love you
One more try with me above you
Leave the lights on!
Leave the lights on!
Leave the lights on for me
It's got nothing to do with anything I've had to drink
It's something wrong with the way I think
I know I can, I know I can
I'm fine when I am with my own hands
Never used my rusted gun of Milan
Badget
Tanti anni fa, quando mio padre faceva più tardi del solito al lavoro, domandavo a mia madre, ingenuo: "Mamma dov'è papà?", e mia madre paziente "Papà sta facendo il budget". Ed è da quei giorni che quella parola è entrata nella mia mente, spaventosa, misteriosa, faticosa solo a pronunciarla, quasi fosse un roco, diabolico respiro.
Avvicinandomi all'età da lavoro, ho iniziato a domandarmi con frequenza perchè per fare il budget papà tornasse dall'ufficio stremato, tardissimo.
Oggi lo so.
E mentre qualcuno sta ad un festival a Barcellona, qualcuno si è mosso oltralpe verso una nuova vita, qualcuno è in procinto di partire per le vacanze per tutto agosto, io sto qui.
E faccio il budget.
Perchè i gelatai fanno la faccia scocciata ed alzano gli occhi al cielo quando chiedi un cono "doppia panna"?
Che dici?
Dice che al Madison rifanno tutti i film della stagione passata a 2 €, un film diverso ogni giorno.
Dice che "tanto per 2 €" costa meno che affittarli.
Dice che se andavo da Blockbuster un film del genere col cazzo che lo trovavo e quindi svoltavo la serata.
Dice che film iraniani ambientati in Tagikistan li dovrebbero vietare, specialmente se delle due cose del titolo non ce n'è nemmeno una.
Dice che nemmeno la scimmia meno evoluta con una Replay infilata dove-voi-sapete che scrive su dei post-it poi sparpagliati con un ventilatore e raccolti a caso in una sceneggiatura avrebbe saputo partorire un film più brutto.
Dice che d'ora in poi finchè non fanno una retrospettiva su Verdone o l'esalogia di Guerre Stellari mi ci rivedranno difficilmente.
Si, anche a soli 2 €.

"A me non è dispiaciuto..."
21st century boy
Poichè tempo di scrivere decentemente non ne ho, voglio rendervi partecipe di questa cosa fantastica che mi è arrivata via email, forse anche a voi. Come dice Valerio mancano gli Exogini, è vero, ma è fantastica lo stesso.
Lo scopo di questa missiva é quello di rendere giustizia a una
generazione, quella di noi nati agli inizi degli anni '80 (anno più,
anno meno), quelli che vedono la casa acquistata allora dai nostri
genitori valere oggi 20 o 30 volte tanto, e che pagheranno la propria
fino ai 50 anni.
Noi non abbiamo fatto la Guerra, né abbiamo visto lo sbarco sulla
luna, non abbiamo vissuto gli anni di piombo, né abbiamo votato il
referendum per l'aborto e la nostra memoria storica comincia coi
Mondiali di Italia '90. Per non aver vissuto direttamente il '68 ci
dicono che non abbiamo ideali, mentre ne sappiamo di politica più di
quanto credono e più di quanto sapranno mai i nostri fratelli minori
e discendenti.
Babbo Natale non sempre ci portava ciò che chiedevamo, però ci
sentivamo dire, e lo sentiamo ancora, che abbiamo avuto tutto,
nonostante quelli che sono venuti dopo di noi sì che hanno avuto
tutto, e nessuno glielo dice.
Siamo l'ultima generazione che ha imparato a giocare con le biglie, a
saltare la corda, a giocare a lupo, a un-due-tre-stella, e allo
stesso tempo i primi ad aver giocato coi videogiochi, ad essere
andati ai parchi di divertimento o aver visto i cartoni animati a
colori.
Abbiamo indossato pantaloni a campana, a sigaretta, a zampa di
elefante e con la cucitura storta; la nostra prima tuta è stata blu
con bande bianche sulle maniche e le nostre prime scarpe da
ginnastica di marca le abbiamo avute dopo i 10 anni.
Andavamo a scuola quando il 1 novembre era il giorno dei Santi e non
Halloween, quando ancora si veniva bocciati, siamo stai gli ultimi a
fare la Maturità e i pionieri del 3+2...
Siamo stati etichettati come Generazione X e abbiamo dovuto sorbirci
Sentieri e i Visitors, Twin Peaks e Beverly Hills (ti piacquero
allora, vai a rivederli adesso, vedrai che delusione). Abbiamo pianto
per Candy-Candy, ci siamo innamorate dei fratelli di Georgie, abbiamo
riso con Spank, ballato con Heather Parisi, cantato con Cristina
D'Avena e imparato la mitologia greca con Pollon. Siamo una
generazione che ha visto Maradona fare campagne contro la droga.
Siamo i primi ad essere entrati nel mondo del lavoro come Co.Co.Co. e
quelli per cui non gli costa niente licenziarci. Ci ricordano sempre
fatti accaduti prima che nascessimo, come se non avessimo vissuto
nessun avvenimento storico. Abbiamo imparato che cos'è il terrorismo,
abbiamo visto cadere il muro di Berlino, e Clinton avere relazioni
improprie con la segretaria nella Stanza Ovale; siamo state le più
giovani vittime di Cernobyl; quelli della nostra generazione l'hanno
fatta la guerra (Kosovo, Afghanistan, Iraq, ecc.); abbiamo gridato NO
NATO, fuori le basi dall'Italia, senza sapere molto bene cosa
significasse, per poi capirlo di colpo un 11 di settembre.
Abbiamo imparato a programmare un videoregistratore prima di chiunque
altro, abbiamo giocato a Pac-Man, odiamo Bill Gates e credevamo che
internet sarebbe stato un mondo libero.
Siamo la generazione di Bim Bum Bam, di
Clementina-e-il-Piccolo-Mugnaio-Bianco e del Drive-in.
Siamo la generazione che andò al cinema a vedere i film di Bud
Spencer e Terence Hill. Quelli cresciuti ascoltando gli Europe e Nik
Kamen, e gli ultimi a usare dei gettoni del telefono. Ci siamo
emozionati con Superman, ET o Alla Ricerca dell'Arca Perduta.
Bevevamo il Billy e mangiavamo le Big Bubble, ma neanche le Hubba
Bubba erano male; al supermercato le cassiere ci davano le
caramelline di zucchero come resto. Siamo la generazione di Crystal
Ball ("con Crystal Ball ci puoi giocare..."), delle sorprese del Mulino
Bianco, dei mattoncini Lego a forma di mattoncino, dei Puffi, i
Volutrons, Magnum P.I., Holly e Benji, Mimì Ayuara, l'Incredibile
Hulk, Poochie, Yattaman, Iridella, He-Man, Lamù, Creamy, Kiss Me
Licia, i Barbapapà, i Mini-Pony, le Micro-Machine, Big Jim e la casa
di Barbie di cartone ma con l'ascensore.
La generazione che ancora si chiede se Mila e Shiro alla fine vanno
insieme.
La generazione che non ricorda l'Italia Mondiale '82, e che ci viene
un riso smorzato quando ci vogliono dare a bere che l'Italia di
quest'anno è la favorita...
L'ultima generazione a vedere il proprio padre caricare il
portapacchi della macchina all'inverosimile per andare in vacanza 15
giorni.
L'ultima generazione degli spinelli...
Guardandoci indietro è difficile credere che siamo ancora vivi:
viaggiavamo in macchina senza cinture, senza seggiolini speciali e
senza air-bag; facevamo viaggi di 10-12 ore e non soffrivamo di
sindrome da classe turista. Non avevamo porte con protezioni, armadi o
flaconi di medicinali con chiusure a prova di bambino. Andavamo in
bicicletta senza casco né protezioni per le ginocchia o i gomiti. Le
altalene erano di ferro con gli spigoli vivi e il gioco delle
penitenze era bestiale.
Non c'erano i cellulari. Andavamo a scuola carichi di libri e
quaderni, tutti infilati in una cartella che raramente aveva gli
spallacci imbottiti, e tanto meno le rotelle!!
Magiavamo dolci e bevevamo bibite, ma non eravamo obesi. Al limite
uno era grasso e fine. Ci attaccavamo alla stessa bottiglia per bere
e nessuno si è mai infettato. Ci trasmettevamo solo i pidocchi a
scuola, cosa che le nostre madri sistemavamo lavandoci la testa con
l'aceto.
Non avevamo Playstation, Nintendo 64, videogiochi, 99 canali
televisivi, dolby-surround, cellulari, computer e Internet, però ce
la spassavamo tirandoci gavettoni e rotolandoci per terra tirando su
di tutto; bevevamo l'acqua direttamente dalle fontane dei parchi,
acqua non imbottigliata, che bevono anche i cani! E le ragazze si
intortavano inseguendole per toccar loro il sedere e giocando al
gioco della bottiglia o a quello della verità, non in una chat
dicendo :) :D :P
Abbiamo avuto libertà, fallimenti, successi e responsabilità e
abbiamo imparato a crescere con tutto ciò.
Vi lascio con questa chicca geniale. Aiutiamolo, è per una buona causa.
Arrivano. Non ho più tempo, arrivano. Avanzano, compatti, rumorosi, le facce gonfie e fasciate in occhialoni neri come la morte, guidati da una persona più grande di loro. Sono spacciato, sto per essere circondato. Arrivano.
Liceali in gita
Il gruppo
Ogni gruppo di liceali in gita assume caratteristiche comportamentali e sociali ben definite, di ordine gerarchico inverso rispetto alla posizione nel gruppo. In prima linea l’insegnate accompagnatore (nel 70% dei casi una donna con scarpe bianche comode, marsupio e kway verde pistacchio allacciato in vita), fedelmente circondata dai secchioni che, scodinzolando, non si perdono una parola delle sue superficialissime, e probabilmente mandate a memoria un giorno prima, spiegazioni (del resto che ne può sapere un profE di chimica della cattedrale di Siena?). Nel mezzo del gruppo, si muovono i tranquilli della classe, ragazzi e ragazze che non hanno avuto la fortuna di essere i più fichi, e che, ben sapendo che non accadrà nulla di eccitante per loro nella gita, cercano semplicemente di godersi quanto possono. Una commistione di stili, ognuno spesso con una proprià, seppur ancora flebile, identità. Amici veri, i più sinceri.
Quasi a chiudere la massa, un gruppetto di ragazze tutte identiche che, mano nella mano e con sorriso maligno ed ipocrita, sparlano dei loro compagni davanti, per loro i più sfigati della terra, ed ogni tanto si voltano indietro, a guardare cosa sta succedendo tra la loro leader, dalla quale tutte copiano atteggiamenti, pose, modo di vestire e parlare, ed il fico della classe, che le cammina accanto mani in tasca e mento verso il sole, spavaldo, chiudendo così le retrovie. Il cellulare di lei ogni tanto trilla l’ultimo successo commerciale, ricevendo messaggi unti d’ invidia dalle sue amiche di fronte, che la coprono dagli occhi indiscreti dell’insegnante, del tipo “Katy,e’ProprioSorkoSiamoTutteFelicissimeXteXXXTvumdb :* ^_^ FrafraBestFriend4ever”.
Gli zaini
La composizione di uno zaino in gita è meticolosamente studiata, in modo da non far mancare nulla che possa aiutare nella faticosa impresa di svoltare la gita. Occhiali da sole spesso comprati ad una bancarella, un lettore CD con una serie di album copiati di musica house dove si millantano registrazioni dell’ultima serata di Coccoluto al Pacha di Ibiza (che nessuno sa dov’è), gomme per l’alito a prova di bacio (hai visto mai) o per i più disperati uno spruzzino mentolato, un cappellino a visiera, una macchinetta fotografica o una vecchissima telecamera (sennò col cazzo che i miei me la davano), un panino al salame ungherese avvolto in carta stagnola (me l’ha messo mia madre, io non lo sapevo), al limite da barattare con qualcosa, un ombrello.
Per i maschi, gli zaini sono Invicta lordi delle scritte che i loro cugini ci fecero, prima dei loro fratelli, e prima di loro, risultati in un anacronismo inverosimile, ad esempio VIA DAL VIETNAM SUBITO BUSH MERDA, CREDERE OBBEDIRE
Le ragazze, contrariamente ai maschi, portano lo zainetto Eastpack rosafucsia su entrambe le spalle, calato fino al culo o più giù, perfettamente intonso ma adorno da una mandria soffocante e soffocata di uinnipù e scubidù (qualche ciuccio di plastica se lo zaino è ereditato).
Il muro
Non esiste belvedere, panorama, passeggiata o luogo di interesse storico in Italia che non sia stato visitato da una gita. Quando il gruppo giunge in uno di questi luoghi, i ragazzi si svaccano, è la pausa, e dagli zaini iniano ad uscire all’unisono le armi più odiate dai bidelli del mondo, gli uni-posca, annunciati dal violento ed asincrono ticchettio delle palline che mescolano la vernice.
Per i ragazzi, il pennarello è l’occasione di immortalare il loro passaggio sulla terra lasciando ai posteri messaggi politici scritti in caratteri fascisti tipo DVX MEA LVX, oppure testimonianze di fede calcistica JUVE MERDA spesso poi modificate da gruppi a venire JUVE MJIUVLAEN MERDA NOI NON SIAMO NAPOLETANI; i più alternativi cercano di farsi notare dalle ragazze, dandosi un tono scrivendo frasi di canzoni italiane maledette tipo E’ TUTTO UN EQUILIBRIO SOPRA
In mezzo a tutto questo, sorgono qua e là scritte invettive e maliziose, lasciate per vendetta o speranza di reale attuazione, tipo CATERINA TROIA (notare la mancaza del vezzeggiativo), da un amante tradito, o MARCO S. TVS, (
La notte
La notte in gita può essere un ricordo immortale, o uno strazio senza fine. Molte persone non si sono mai risprese da una notte in gita finita male. Ragazzi e ragazzi cacciati dalle loro stanze, le loro case del giorno, per far spazio alle coppiette (ancora niente penetrazione in genere), che si trovano a dormire in
C’è poi qualcuno che con stratagemmi machiavellici riesce ad intrufolarsi nella stanza dei piaceri peccaminosi, riprendendo tutto l’audio della coppia con la telecamera di papà (mica potevamo accendere la luce!). Eroi di questo tipo sono capaci anche di attendere ore nell’armadio, aspettando l’inizio delle effusioni.
Ci sono poi quelli che chiamano a caso tutte le stanze dell’albergo, imitando la voce dell’insegnante, di sottofondo la pubblicità di un telefono erotico; ci sono quelli chiusi di canne che suonano; ci sono le ragazze bruttine che sognano l’amore, e un
Il pullman
Qui si rischia seriamente di diventar banali, perciò mi fa piacere solamente ricordare il fenomeno peculiare ed esclusivo della gita, quello della disposizione negli ultimi posti delle coppiette già formate o in procinto di, che possono agire protette dai sedili di fronte e con maggior spazio di manovra. Si faccia attenzione che questo avviene SOLO al ritorno, bisogna prima arrivare al bersaglil iniziando a lavorare all’andata con disposizioni strategiche che permettano ai volenterosi di sfondare le barriere nemiche composte dalle amiche della prescelta. Come nella maggior parte dei casi succede, al massimo si arriva a concludere un bacettino il più delle volte senza lingua (e spesso accompagnati da uno strimpellatore dell’ultim’ora che in giro di DO esegue tutto il repertorio di Venditti-Baglioni-Ligabue-Battisti), ma a causa di un incontrollabile gioco del telefono, la notizia della tresca si propaga incontrollabile: a metà vettura sembra già che i due amanti siano con la mani nei pantaloni del partner, nelle prime file giungono notizie di un amplesso triple-oral-kamasutra da far impallidire Rocco Siffredi sotto Viagra con Milli D’Abbraccio sotto ormoni e popper.
All’arrivo di fronte alla scuola, le macchine dei genitori sono tutte ammassate per ritirare il pacco in arrivo, che giunto a casa si attacca subito al telefono con un compagno di classe, papo non rompere, dobbiamo parlare della gita.

All and nothing
Che strano, accendo la televisione e mi vedo in TV con gli Stuka, in replica. Fa un effetto indescrivibile, non mi ero mai visto diciamo in diretta, non registrato. E soprattutto, adesso che non siamo dietro le quinte a fumare e dire cazzate, con S. che imita Caccamo tra un the e l'altro e M. che beve dal lavandino ogni due minuti, mi rendo conto che quella puntata è stata davvero davvero pesante.
Però me la ricorderò per sempre.
Da piccolo si dice sempre "da grande farò..." ed adesso mi trovo a dire "da grande sicuro non sarò...". Per ora sono stati scartati astronauta, archeologo, agente segreto al servizio di Sua Maestà, giornalista per l'NME nel '94, cantante famoso, scrittore di romanzi, regista, viaggiatore, tenutario di baretto su spiaggia esotica, Padrino (su questo sto ancora lavorando grazie alla PS2), cavaliere jedi, super sayan, marinaio solitario che fuma la pipa scrutando l'orizzonte burrascoso tra cielo e mare. Sono grande, i bambini mi chiamano "Signore..." ed i camerieri, al ristorante coi miei, non mi chiedono più "Tu lo bevi un goccetto di vino, bimbo?" ma versano e basta.
Ma nel frattempo tutto continua, i concerti, le serate a chiedersi cosa fare, le feste dove fare il solito dj set nostalgico, le prove una volta a settimana, le solite serate indie, le partite assassine a Taboo...
Manca solo il tempo di aggiornare il blog più frequentemente. Ma, alla fine, non è così male.
Ma perchè i Red Hot Chili Peppers non possono fare a meno di mettere la parola "California" in ogni loro canzone? E' come se Venditti usasse sempre la parola "Roma" o Ceccherini facesse sempre delle gag dicendo "La si tromba!!!"
...
Ok, cancellate pure.

Public Stukas Annoncements
Alcune comunicazioni di servizio, in attesa di tempo maggiore da dedicare al blog, sempre di meno dopo le nuove disposizione lavorative...
- E' finalmente online il myspace degli Stuka Mikasa dove è possibile ascoltare alcuni dei nostri più recenti pezzi;
- Le foto degli ultimi live Stuka sono disponibili online su www.kiribiri.it e www.concertinalive.it
- giovedì 6 aprile ancora un nuovo locale, in compagnia di Champagne Monroe e Moblon del carissimo Brian di catchpennyana memoria...imperdibile! Clikka sul flyer per tutti i dettagli!
- gli East 17 si sono riuniti; non c'entra nulla ma non potevo esimermi dal partecipare alla divulgazione di cotanta notizia.
Middle western holiday
Barcelona
Dias 2/3 - 18-19/03/2006
Ci costringiamo a tirarci fuori dal letto alle 11, e sull uscio dell’ostello un nuovo tenutario ci informa che siamo stati beccatti e che per il bagno dobbiamo pagare. Per fortuna è poco, molto meno che prenotare una doppia con bagno da internet (lezione da tenere a mente). Non paghi del dover sborsare i soldi in più, ci facciamo richiedere una cifra assurda per un cafè con leche e una napolitana (che poi a Napoli mica esiste): e grazie, pure noi andiamo a fare colazione sulle ramblas come due turisti qualunque!
Domandiamo a dei passanti dove si trovi quel luogo che rende Barcellona famosa in tutto il mondo, motivo (quasi) principale del nostro pellegrinaggio: H&M. Prima di trovarlo incrociamo anche Pull And Bear e Zara, ai quali, quasi più per riconoscenza, non possiamo non lasciare un obolo. Raggiunta la metà, tuttavia, ne restiamo molto (ma molto) delusi, ed usciamo senza (quasi) aver comprato niente.
Ma la giornata non può essere dedicata esclusivamente al vizio, e così ci facciamo due passi per tutto il Barrio Gotico, dove come al solito
L’ora di pranzo è passata da un pezzo, ed il nostro stomaco reclama un bocadillo. Gianni, come sua peculiarità, si infila nel quartiere più malfamato della città (dietro le Ramblas, incredibile), dove donne in burqa salutano disperate i figli che gli vengono portati via (più o meno è stato così). La scelta si rivela comunque proficua, dato che troviamo un’altra taperia ottima e a buon mercato. Il mio compagno di viaggio non si schiera a favore della mia scelta di patate in salsa d’aglio alli olli.
Sazi e leggermente alticci, senza rendercene conto siamo da FNAC a Plaza Catalunya, e ci diamo appuntamento direttamente all’uscita, chi diretto al piano CD e chi diretto a quello DVD. Questa si che si rivelerà un’ottima visita, forse a causa dell’alcohol in circolo. Porto a casa Hard-Fi, Arcade Fire e Brakes per meno di 35€. IL paese.
Siamo stanchi, zozzi e bevuti, bisogna andare a riposarsi, ma considerando che domani i negozi saranno chiusi, facciamo un ultimo stop per comprare Red Bull per la serata e mejillones en escabeche e chorizo casero da portare a Roma, anche detti er mechiglione ed er chorizao (siamo cannibali).
Dormiamo tre ore, doccia veloce (per Gianni, per me no dato che non ho il phon e mi devo asciugare i miei preziosissimi capelli con il telo), ed alle 10 siamo di nuovo in strada. Dopo un’ennesimo pasto spagnolo puntellato di cigarillos, incontriamo un’amica di Gianni dell’ Erasmus, che insieme al ragazzo ci portano in giro per pub, finendo anche in un localetto indie tipico spagnolo molto molto carino, il Fantastico, dove aspettiamo la chiusura, per un totale di circa 5/6 birre. Considerando gli obiettivi del viaggio, direi che possiamo andare a dormire soddisfatti. Alle 5.
La domenica è tipica pre-partenza, con valigie in ostello e poco tempo per andare da qualsiasi parte. Tranne che al Mare Magnum, dove c’è un altro H&M aperto.
Londra che?

Middle western holiday
Barcelona
Dia 1 - 17/03/2006
Partire di venerdì una volta significava di venerdì mattina. Stavolta, l’aereo decolla alle 21, giusto dopo una bella (??) lunga giornata di lavoro. Attendendo l’imbarco, ci fumiamo un paio di sigarette nella nuova sala fumatori di Fiumicino, dove incontriamo il sardo nonsocomesichiama escluso la prima sera dal nuovo Grande Fratello, che, con tanto di trolley del reality show, si guarda in giro con occhio disperato sperando di essere riconosciuto. Uno spettacolo trishte ma esilarante.
Il volo con Vueling è tranquillo ed in orario, e la serietà della compagnia si evince dall’eliocentrismo madrileno dei loro menù. Appena scesi dall’aereo un sms mi avverte che è la serata del “botellon”, ossia, per protestare contro l’omonima legge, migliaia di ragazzi da tutto il mondo si sono dati appuntamento in strada per ubriacarsi. Interessante.
Arriviamo all’ostello che abbiamo prenotato, l’ Hostal Palermo alla metà esatta delle Ramblas, e con struggimento veniamo accolti da un tizio assurdo che non parla nemmeno lo spagnolo, e non come avevamo sperato da un emigrante palermitano disposto a rifocillarci con pasta alla norma e cannoli. Il tizio ci chiede se abbiamo prenotato con o senza bagno, anche se c’è chiaramente scritto in inglese che siamo senza, ma all’unisono ci guardiamo e rispondiamo “Con!”. La stanza (con bagno) e l’ostello sono esteticamente pietosi (per maggiori approfondimenti rimando a www.tellevareconmigo.splinder.com), ma molto puliti, quindi va più che bene. Andiamo a cena verso mezzanotte in un classico bar taperia spagnolo (dopo essere usciti da un altro nell’istante in cui è scattata una mezza rissa), e con gioia apprendiamo che, nonostante la legge, in Spagna si fuma ancora ovunque. Il che, accompagnato da una cana de cerveza e da patatas bravas, rende il tutto ancora più gustoso. Specialmente se paghi 7€ per 2 piatti eccellenti, una cana e un cortado. In metropolitana, arriviamo al famosissimo Razzamatazz verso l’1.30, ed un cartello subito ci avverte che il caro Jarvis Cocker ha dato buca e non farà il suo djset, ed ammetto che ho rosicato. Il locale è comunque molto bello, praticamente un Qube 3 volte più grande, e la selezione è meravigliosa, indie, electro e soprattutto mash-ups. La gente dentro è distrutta dall’alcohol, ma si sta bene: incontriamo anche un conoscente romano di Gianni, che ci intima a metterci una camicia la sera successiva così ci porta lui “in un bel posto tipo Art Cafè”. Menomale và, abbiamo svoltato (che poi chi ce l’aveva la camicia…) Al bagno non ci sono le porte dei wc, ed un ragazzo non si vergogna a sedersi e liberarsi, diciamo: quando si accorge che manca la carta igienica, tutti i suoi amici si mettono a gridare “El papel! El papel higienico para limpiarse el culo”! Non sono sicuro che si scriva così, ma il senso è chiaro, no?
Alle 3.30 usciamo stremati, compriamo due lattine di birra e ce le beviamo aspettando il taxi, seduti su uno dei tanti materiali da costruzione che costellano il quartiere, un ammasso di fabbriche ed edifici abbandonati o in costruzione, quando vediamo arrivare uno dei venditori di birra tutto preoccupato, che ci scansa e ci leva una cassa di birre da sotto il culo, dove l’ aveva nascosta prima che arrivassimo. Se vi troverete nei paraggi, guardatevi bene intorno.
Arrivati all’inizio delle Ramblas il tassista ci dice che non può continuare, e non facciamo in tempo (e dico davvero) ad uscire dal taxi che già altra gente sale in fretta. Tutti italiani. Ce ne andiamo tutti scialli e rilassati diretti verso l’ostello, avvertendo un insolito e ripetuto scricchiolio di cocci di bottiglia sotto i piedi. Arrivati alla nostra traversa verso le 4, notiamo un manipolo di poliziotti in tenuta antisommossa che proteggono un’ambulanza, ed intorno ragazzi ubriachi che li insultano, anche in italiano (e due). Meglio levare le tende alla svelta. Il giorno seguente apprenderemo dai telegiornali che c’è stata una vera e propria guerriglia, con tanto di bottiglie lanciate alla polizia, manganellate, cariche e macchine bruciate. Ah, era anche San Patrizio.

Giovedì 16 Marzo
h 22.30
an indie garage r'n'r synth brit pop delirium
STUKA MIKASA
&
PSYCHOSUN
live @ Locanda Atlantide
Via dei Lucani 22/b (San Lorenzo) - Roma
ingresso: 5€
www.locandatlantide.it
www.psychosun.it
pix credits: www.concertinalive.it/masoko.html
Non c'è molto da dire che non possa riassumersi in uno dei più siceri e sentiti
grazie
che abbia mai detto...
Non posso giudicare com'è stato "da sotto", ma da sopra, e credo di riassumere il pensiero di tutti e 5, è stata una delle più grandi emozioni che abbiamo mai provato suonando, ed è solo grazie al calore che ci è stato dato che siamo riusciti, speriamo, a farvi trascorrere 20 minuti intensi e da ricordare... Sperando di andare sempre meglio, a cominciare da giovedì.
sabato 11 marzo
h 22.00

@ Circolo degli Artisti
Via Casilina Vecchia 42, Roma (P.za Lodi, San Giovanni)
INGRESSO GRATUITO!!!
Dopo il warm-up televisivo, finalmente gli Stukas tornano sul palco, insieme agli amici Masoko: nuova formazione, nuove canzoni, nuovo locale!
Working Class Heroes
Quando la mattina la sveglia suona, ripenso a quella catena che girava qualche tempo fa, con un elenco di lavori improbabili e sicuramente poco piacevoli, tipo quello che si immerge nelle fogne, o quello che deve testare il potere “olfattivo” di un deodorante col proprio naso.
In merito a quest’ultimo, nessuno forse, tranne me, ha mai pensato all’altra parte del lavoro, ossia a quello che viene pagato per sudare; infatti, per verificare la bontà del prodotto, non basta una semplice sauna, che ricreerebbe una situazione troppo artificiale e fuori dalla quotidianità di tutti i giorni. E quindi chissà se c’è gente al mondo che viene pagata per portare dei sacchi di calcinacci avanti ed indietro su una salita fittizia in una stanza con 40 gradi di temperatura… O mestieranti pagati per fare la calca dentro un finto vagone di metropolitana (possibilmente linea A nelle fermate verso Termini), mentre uno viene volutamente compresso per farlo sudare…
Certo che anche chi sta da 20 anni dentro al Gabibbo non dev’essere tanto allegro.
Facendo una classifica di lavori ideali ma possibili, e quindi non quella di Rob Gordon, penso che il lavoro più bello in assoluto, tra quelli, ripeto, possibili, sia di essere pagato per fare quello che, prendendo le sorprese degli ovetti Kinder intere, le deve smontare per farle entrare nella capsula gialla. Che poi non esisterà, e le progetteranno già smontate, ma mi piace pensare che al mondo esista almeno una persona che passa tutta la sua giornata a tirare con piglio ingegneristico, monrdendo una matita, sorpresine intere contro un muro sperando di ricavarne pezzetti rimontabili. Se sono un'azienda organizzata, dev' esserci anche uno che si assicura che le capsule gialle si aprano solo con i denti.
Ad hoc, proprio ora mi hanno segnalato questo prodotto (fidatevi, andateci, è geniale): pensate che c’è gente che di lavoro fa questo.
Non chiedetemi come però.

L'attesa è (finalmente) finita. Per scoprire la nuova formazione di Stuka Mikasa non perdetevi
mercoledì 1 marzo
ore 22.30

on TV!!!
@ Naitt9
nel Lazio su T9 (in tutta Italia su SKY al canale 877)
Dopo il successo delle due apparizioni dello scorso anno, gli Stukas tornano ospiti del talk show dell'emittente romana, nella prima apparizione in assoluto della nuova formazione!
Rolling Stone: chi ha ispirato chi? La band, la rivista o la canzone di Dylan?
(potrei cercare su internet ma non mi va...)
Notti prima, durante e dopo degli esami
E’ da tanto che non faccio la recensione di un film, ed anche stavolta non la farò. Mi basta dire che ieri sera ho visto l’eccellente Notte prima degli esami, e lo consiglio a tutti. O almeno, a tutti coloro che hanno fatto un’esame di maturità, che hanno corso di notte per le strade della propria città per vedere la ragazza che amano, a tutti coloro che hanno cantato a squarciagola in macchina con gli amici, a tutti coloro che hanno fatto qualche cazzata. Un film curatissimo nei minimi dettagli, con attori mediamente buoni (tra i quali il mio ex-insegnate di teatro Maurizio Lops nel ruolo fondamentale di un brigadiere che parla per circa 10 secondi), ed una colonna sonora ah hoc che se la sentisse mia sorella piangerebbe (anche se manca il suo amatissimo Johnny Hates Jazz). 5 su 5 secco.
Nel pomeriggio del giorno prima degli esami di maturità io e tutta la mia classe ci recammo al Parco degli Aranci per decidere le postazioni strategiche ai banchi; un nostro compagno di classe, che senza un motivo quell’anno era stato messo in mezzo da tutti, osò portare uno stereo a cassette per ascoltare tutti insieme la famigerata e jettatrice canzone di Venditti. Le pile di quello stereo sono ancora nel dirupo del Parco.
A cena, io e Gianni da McDonald’s (all’epeca quello ci potevamo permettere) a Piazza Sturzo, ed alle 9 tutti a casa. Attaccati al pc, boccaloni convinti a trovare su mIRC qualche asutraliano che frequentasse un liceo italiano, ovviamente in Australia, ed avesse già fatto il tema. Inutile dire che le ricerche furono vane.
Oggi poi, per lavoro, mi sono ritrovato senza volerlo a girare per Trastevere, come quelle mattine rubate all’università per andare al Social Beat con i Catchpenny a sognare per un po’ di essere un gruppo serio. Per troppo poco comunque.
Insomma, un pout pourri di tardo-adolescenza concentrato in circa 20 ore.
Se avessi potuto, avrei evitato volentieri.
Di riviverlo, o di crescere, fate voi.

Italo
In ogni agglomerato umano civilizzato, eistono ruoli e condizioni ben specifiche, dimodochè ognuno abbia delle peculiari competenze che lo rendono unico nel contesto sociale d’appartenenza.
Iniziamo la nostra ricerca presentando quello che in ogni raggruppamento è il tuttofare, esperto di ogni disciplina tecnica, e soprattutto capace di aggiustare ogni malfunzionamento con perizia ed efficienza.
Il nostro prototipo di studio si chiama Italo. Allo sguardo, Italo può essere individuato facendo riferimento a caratteristiche fisioniomiche indiscutibili: Italo ha i baffi nè folti né sottili ingialliti dal fumo delle MS o Muratti che tanto ama insufflare mentre aggiusta qualcosa, portando agli occhi gli occhiali di tartaruga che porta appesi al collo con una colanina in oro finto. Italo indossa una polo molto vecchia, solitamente della Lacoste tarocca, o di marche più popolari queli Ellesse o Lotto, infilata in jeans, anche quelli ingialliti, retti da una cintura in cuoio marrone, che terminano su mocassino senza lacci ma con le nappe marrone, su un bel calzino azzurro lavandino. Ad un polso porta un orologio analogico Casio nero primi anni 80 che gli hanno regalato dal ferramenta, ed all’altro una catenina d’oro reduce dalla comunione, e per ogni evenienza ha sempre una penna di bachelite infilata nel taschino della polo, ed nella tasca dietro dei calzoni una livella ed uno di quei metri di legno giallo a listelli. Lo sentirete avvicinarsi spesso preannunciato da un metallico tintinnare originantesi dal mazzo di chiavi che porta appeso ad un passante dei jeans con un moschettone da paracadute: nel mazzo troverete tutto, per ogni evenienza, non si sa mai, le chiavi di San Pietro (il guardiano del Paradiso, non la basilica), e quelle di quel maledetto cancelletto del giardino della casa al mare che ogni volta lo dovete scavalcare perchè le chiavi sono perse da eoni.
Italo si esprime con espressioni gergali rozze ma efficaci, con la voce consunta dal fumo a metà strada fra Califano e Finocchiaro, ed è sempre presente quando si creano situazioni d’incertezza quali una macchina in panne: mentre ognuno dà il suo parere sul guasto in essere, Italo, sardonico, porta gli occhiali al viso e dichiara, aspirando la cicca, “Ma che ca**o dite, ma quale radiatore, è lo spinterogeno” o espressioni simili. Parimenti, ne troverete sempre uno in un ferramenta ad analizzare bulloni e rondelle al microscopio, utilizzando espressioni quali “Qua ce vole una chiave del
Contrariamente a quanto ci si possa aspettare, Italo svolge ruolo impiegatizio, relegando al week-end la sua passione, e trascorrendo l’estate a riparare tutto ciò che non funziona, anche su commissione, dopo aver fatto incetta di materiali dal suo negoziante di fiducia piuttosto che dai vari Castorama da fighetti.
Perciò se mai avrete bisogno di qualche lavoretto, prima di chiamare dei tecnici costosi e sicuramente meno professionali, guardatevi bene intorno: Italo è in ogni palazzo di qualsiasi città/capoluogo/frazione/distaccamento del Belpaese.

A causa del lavoro che mi ha tenuto lontano dal blog, e dal destino (o DNA) infame che mi impedisce di approfondire, per ovvi motivi, tali argomenti, vi presento per la prima volta un pezzo di qualcun'altro a cui va tutto il merito, io copio ed incollo solamente.
La diplomazia del barbiere
La figura del barbiere ha rivestito negli anni un ruolo di primo piano. La sua bottega ha rappresentato nel passato, come nel presente, un luogo di ritrovo dove scambiare opinioni sugli argomenti più vari, dal calcio al tempo atmosferico passando per la politica. La filosofia con la quale la gente va a tagliarsi i capelli o la barba (ma soprattutto la barba) è quella di rilassarsi per un’ora, scambiare due chiacchiere in tranquillità. Primo ruolo del barbiere è quindi quello dell’oste e del compagno di chiacchiera. Secondariamente il servizio da questi offerti è il taglio della barba (che infatti è qualcosa che potrebbe essere eseguito da ciascuno nella tranquillità del bagno della propria casa). Il barbiere ha perfettamente chiaro il suo ruolo, infatti, la deformazione professionale lo ha portato ad intavolare discussioni anche con i più restii e con i più timidi. La limitazione fondamentale, e oscura alla maggior parte del pubblico, è però l’impossibilità del barbiere di schierarsi. Di fatto nessuno vuole sentirsi dire che la destra è meglio della sinistra (o viceversa) in un momento che si suppone sia di relax. D’altra parte il barbiere è oggetto anche di un’altra condizione al contorno, quella di rendere la conversazione il più interessante possibile, con scambio d’opinioni garbate e costruttive. A nessuno piace sentirsi dare ragione a spron battuto qualsiasi cosa si dica. L’essere umano gode di un piacere molto più malato che è quello di sapere convincere il prossimo della superiorità o della veridicità della propria opinione. Il ruolo del barbiere è quindi quello di un fine diplomatico, di un equilibrista in bilico tra il filo dell’accordo e il baratro del dissenso. La strategia adottata dal barbiere quindi, è quella che i più recenti studi accademici americani hanno definito del “bit right, bit wrong” ossia del dare un po’ torto ed un po’ ragione al suo interlocutore. Sono stati identificati due diversi approcci a questa strategia che dipendono dalla propensione del cliente ad affrontare il discorso e che definiremo: - strategia di attacco: è il barbiere ad iniziare il discorso; - strategia di difesa: è il cliente che inizia il dibattito.
STRATEGIA DI ATTACCO
Questo modus operandi è quello tipicamente adottato verso clienti timidi ed introversi che per propria indole non parlerebbero. Questo genere di persone è molto ritroso a palesare le proprie opinioni e rappresenta per il barbiere una vera e propria sfida. Assumiamo a scopo esemplificativo che l’argomento di conversazione sia la politica e che lo scopo del barbiere sia quello di scoprire l’orientamento del cliente. La conversazione inizia sempre in maniera evasiva partendo da fatti attuali (quali dibattiti televisivi) o articoli di giornali che sono incontrovertibili. Il barbiere però non si limita a riportare il fatto ma lo pone al suo cliente come una domanda, come se ricercasse una conferma di quanto esposto. Il cliente, ignaro dello scopo del barbiere, risponderà alla domanda nella più assoluta tranquillità e quindi dando tra le righe un moderato parere sull’accaduto. A questo punto il barbiere ha l’occasione di mettere in atto perfettamente la sua tattica, i cui passi ricalcano fedelmente i manuali di negoziazione più all’avanguardia: 1) qualsiasi sia l’opinione del cliente, il barbiere gli dà ragione. Questo serve a creare nel suo interlocutore un’atmosfera di relax e un atteggiamento aperto al confronto. Per quanto possa sembrare ingenuo, l’accordo sulla prima opinione che si esprime, crea nel cliente la credenza di trovarsi di fronte ad una persona a lui affine e quindi dà adito ad una maggiore propensione verso opinioni avverse; 2) tipicamente il secondo passo è quello dell’espressione da parte del barbiere di un’opinione sulla questione perfettamente in accordo con quella del cliente; 3) a questo punto la fiducia è stabilita ed il vero dibattito può cominciare. Il cliente ragiona, opina, dissente, … il barbiere invece, fine osservatore ed ancor più fine psicologo, tenta di scovare tra le opinioni espresse quella con cui il cliente ha il legame minore;
4) scovato il punto di dissenso, il barbiere avanza la sua critica al costrutto logico del cliente. Tale critica deve essere totalmente marginale e laterale rispetto all’oggetto della discussione. Lo scopo della critica non è quello di dissentire, ma di testare la reazione del cliente di fronte ad una divergenza d’opinioni. Qualora la reazione sia buona, il barbiere continuerà ad inserire critiche sempre più rilevanti (senza mai dissentire totalmente, attenzione) e la conversazione acquisterà interesse per il cliente il quale se ne andrà appagato dal servizio offerto. Qualora la reazione sia anche leggermente scorbutica invece, il barbiere, per non rischiare il malumore del cliente, continuerà a convenire con questi diminuendo sempre in numero ed in intensità le critiche avanzate.
STRATEGIA DI DIFESA
La strategia in questione è quella che viene adottata nei confronti di clienti definiti “polemici”. Vale a questo punto una piccola digressione su questo esemplare della tassonomia psicologica. Il polemico è un individuo arrabbiato con il mondo e con i suoi abitanti. È un “bastian contrario” per definizione. È una persona che trova la sua gioia nel dissentire. È però da notare una vena di diplomazia nel polemico: egli infatti non sferza mai attacchi frontali ma sempre j’accuse allusivi, formulati con frasi del tipo “lei sa a chi mi riferisco”, “quei signori là”, …
Il polemico, dal barbiere come in qualsiasi altro posto che frequenti, va per discutere. Per dissentire con questo ma senza volerlo convincere, per il puro scopo di litigare e di sfogare la sua infinita rabbia atavica e la sua insaziabile fame di disaccordo.
Il barbiere in questi casi deve mettere mano ai suoi più fini e rinomati utensili diplomatici.
Lo scopo non è più capire l’orientamento del cliente (assumendo sempre che si parli di politica), ma difendere l’assoluta imparzialità del proprio.
Le tecniche da questo adoperate possono essere così schematizzate:
- slalom: il barbiere fa lo slalom tra i paletti fissati dall’inquisitore come il più sopraffino dei politici ad un dibattito televisivo. Lo scopo è dare una risposta che implementi tutti i possibili orientamenti. Ad ogni critica mossa dal polemico, il barbiere potrà quindi rispondere citando un altro estratto del suo pensiero che implica l’esatto contrario; - ping pong: è a parere degli studiosi la tattica più difficile. Consiste nel rispondere alla domanda con un’altra domanda. La difficoltà risiede nello scovare un punto oscuro nella discussione che è da chiarire e che attiri l’attenzione del polemico più della risposta alla domanda che egli stesso ha formulato; - scambio: il vero barbiere non la utilizza mai. Consiste nello sviare le domande del cliente con dei repentini ed immotivati cambi di discorso. È l’ultimo stadio di una conversazione col polemico e per questo ultimo una palese dimostrazione della sua vittoria nei confronti del barbiere evidentemente alle corde.
Vorrei concludere il mio saggio facendo delle precisazioni.
1) quanto detto si applica solo ai barbieri di vecchia data cioè quelli che fuori dalla propria bottega innalzano e onorano il blasone delle categoria: la sirena bianca, rossa e blu. Questa sottocategoria di barbieri è in via di estinzione ed è definita da dottrina concorde quella dei “barbieri blasonati”; 2) nello studio si è fatto riferimento ai barbieri e non ai parrucchieri che saranno oggetto di futuri studi e ricerche.
Ritengo inoltre che il mio barbiere sia il classico esempio di quanto detto e propongo la sua candidatura a Presidente del Consiglio nelle prossime elezioni.
Gianni S.
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Scaricare lo spot contro la pirateria ("Non ruberesti mai...") come monito a ricordarsi che scaricare è illecito, è illegale?

In questi giorni di sballottamento lavorativo, qualche momento di pausa viene dalla lettura dei quotidiani nella saletta fumatori, principalmente della sezione spettacoli..
Natale a Miodi - Pare che Massimo Boldi abbia rilasciato un'intervista al vetriolo contro zio Christian sul settimanale Chi, nella quale lo accusa di essere manipolato dalla moglie (la sorella di zio Carlo Verdone, per chi non lo sapesse). Boldi è convinto che il successo dei film di Natale sia tutto merito suo, anche se da quanto ne so tutte le persone si sono sempre lamentate che proprio lui non ha mai fatto ridere, con quella comicità stantìa e volgare che non ha mai saputo arricchire; anche il personaggio di Christian, certo, non è cambiato di una virgola praticamente dalla sua comparsa all'inizio degli anni 80, ma rifacendosi ad un modello immortale quale quello di Albertone resterà sempre un evergreen. Dispiace vedere come una collaborazione così duratura (credo più lunga di Bud Spencer e Terence Hill, ma meno di Franco e Ciccio) possa finire così male, ma almeno oh... il prossimo dicembre avremo 90 minuti di De Sica show!!

Nastri Criminali - Il film di Michele Placido tratto dall'omonimo romanzo sbanca ai Nastri D'Argento, vincendo 5 premi. Non so se era mai successo prima, ma il Nastro per il miglior attore protagonista è stato assegnato "a parimerito" all'azzeccatissimo terzetto di capi criminali del film Favino, Rossi Stuart, Santamaria. A me il film non è piaciuto particolarmente avendo letto prima il libro, ma loro tre se lo meritavano. Un premio secco, freddo...cazzo mo come lo uso "libanese"?
Anna Mouglalis, invece, aveva già vinto con questa foto.

Vi lascio con un paio di links molto divertenti:
- qui troverete quello che una volta era sicuramente un addetto dell'ufficio informazioni di una qualsiasi stazione tedesca alla prese con un nuovo lavoro...
- e qui una pubblicità molto recente (e spassosa) che ha fatto storia..vedere per credere!
Au revoir auf wiedersehen bye bye. Vaffacina.
Stringersi nel night e poi trovarsi insieme in paradais (Commendator Camillo Zampetti)
Il tuo abbacchio è come un rock (Spartaco Sacchi)